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Foto

Per non essere solo "Fotografi di paperelle"

Inviato da Wendigo, 19 febbraio 2012 · 264 views

Quella del titolo è una definizione sarcastica che qualcuno in un forum che frequentavo ha dato tempo fa ai fotonaturalisti, intendendo che facevano foto un po' banali.
Sulle prime non l'avevo presa molto bene, poi, riflettendo dal punto di vista del fotografo (anche se non lo sono) e non solo del naturalista (che invece sono), devo dire che ogni tanto è vero. Molte foto di animali dicono assai poco, al di là della eventuale bellezza del soggetto.

Il discorso vale per tutti gli animali, ma vorrei focalizzare il discorso sulla foto agli uccelli, che sono i soggetti che si vedono più di frequente, perchè un po' meno elusivi di altri.

Come avevo già scritto in qualche altra occasione, il mio punto di vista sulla foto agli animali è che, per potersi considerare veramente ben riuscita, dovrebbe sì essere un documento di natura, ma anche trasmettere qualcosa non solo all'esperto o all' appassionato naturalista.
Dovrebbe cioè essere una bella foto del soggetto non solo una foto di un bel soggetto.

Immagine inserita

Una foto ad un bel Verdone, ma è davvero una bella foto ad un Verdone?

Il discorso vale per tutti gli animali, ma vorrei focalizzare il discorso sulla foto agli uccelli, che sono i soggetti che si vedono più di frequente, perchè un po' meno elusivi di altri.
Oggi è molto più semplice fotografare gli uccelli e certe immagini che un tempo erano rare, e per ottenerle era necessaria una certa esperienza sia fotografica che naturalistica, ora sono molto più alla portata di tutti e infatti abbondano su tutti i forum. Però anche se le immagini abbondano, quelle coinvolgenti rimangono poche, la maggior parte è ripetititva, dopo un po' "stufa".
In questo caso rischia di aver ragione chi definisce "fotografi di paperelle" gli appassionati di fotografia naturalistica.

Come si può fare per ottenere foto valide fotograficamente, non solo documentativamente?
Non voglio qui discutere di pura tecnica, ossia di cose come portarsi al livello del soggetto per evitare che sia schiacciato sullo sfondo, di esposizione, sfuocatura, eliminazione degli elementi di disturbo ecc., quello lo darei come acquisito, senza il quale la foto non è nemmeno corretta, andrebbe cestinata "a prescindere". Quello su cui voglio riflettere è il passo successivo.

Immagine inserita

Cinciarella, tecnicamente valida (spero), ma abbastanza "già vista".

Dando quindi per acquisite queste nozioni di base, per cui le nostre foto tecnicamente sono inappuntabili, cosa resta da fare per renderle interessanti a chi ama la fotografia, non solo quella naturalistica?
Facendo un paragone grossolano con le auto, ci sono le foto da rivista commercilae tipo "al volante", che servono a far vedere l'auto, sono foto per lo più corrette come tecnica, ma senza alcuna pretesa artistica, tanto chi le guarda è interessato all'oggetto, non alla fotografia in sè. Ci sono invece le foto da riviste specializzate, con le diagonali, luci, la polvere sollevata in curva e quant'altro, insomma si vedono cose egregie, dinamiche, drammatiche, o semplicemente molto belle.

Lo stesso vale per gli uccelli, che di profilo, a fuoco, ben esposto vanno senz'altro bene, ma alla lunga diventano foto da enciclopedia, utili all'ornitologo, ma non molto interessante fotograficamente parlando. Questo è il motivo per cui da tempo evito di saturare i forum con garzette e cenerini a formato pieno, immobili nei campi o in volo in cieli asettici.

Una buona foto foto agli uccelli, naturalmente a mio parere, può avere due obiettivi uno artistico-pittorico e/o uno dinamico, che devono fondersi con quello più strettamente documentativo.
Nel primo caso, la foto è bella anche ambientata, attraverso un'immagine pittorica si rende l'idea di dove vive il soggetto, ed il risultato è esteticamente gradevole. In questo caso l'uccello può anche statico, ma è uno degli elementi di un'immagine composita.

Immagine inserita

Migliarino di palude, nel suo ambiente.


Nel caso dei piccoli passeriformi, spesso mi piace di più la foto ambientata perchè la nostra percezione di questi uccelletti è di qualcosa di tenero e piccolo, quindi portarli a formato pieno, a volte li "altera" per cui si hanno dei "ciccioni" fuori misura (specialmente su stampa, a monitor si la cosa percepisce un po' meno).

Immagine inserita

Questa cinciarella mi piaceva molto al momento della ripresa, ma vista stampata l'ho trovata troppo grossa.


Il discorso non vale solo per i passeriformi, anche un airone, può essere statico, ma se è ambientato come si deve, risulta più interessante di una semplice foto segnaletica.

Immagine inserita

Airone guardabuoi in risaia al tramonto.


Se invece si cerca il soggetto a pieno formato, o che comunque occupi la parte prevalente dell'inquadratura, è molto meglio se lo si riprende in modo che risulti interessante, sfruttando la luce, o effetti grafici, come riflessi, caratteristiche del posatoio e così via.



Immagine inserita

Luì nella luce del tramonto.



Immagine inserita

Un Cavaliere d'Italia si riflette nell'acqua.


Oppure riprendendolo mentre fa qualcosa, canta, si nutre, si accoppia, interagisce con l'ambiente o con altri animali. Così oltre a dare informazioni, l'immagine sarà viva, coinvolgente.

Immagine inserita

Duello di aironi cenerini



Immagine inserita

Gruccione maschio che fa un'offerta alla compagna.


Le indicazioni che do' per primo a me stesso, che vorrei condividere e su cui mi piacerebbe sentire le vostre opinioni sono:
1) evitare contesti banali o peggio ancora artificiali; le foto di passeriformi che mi stomacano di più sono quelle a cince e simili aggrappate a reticelle con le palline di grasso, mangiatoie di plastica e simili... le trovo assolutamente inutili, a pari merito con le foto in voliere e simili, soprattutto se con reti e quant'altro visibili.
2) A meno che non ci abbiano incaricato di realizzare un manuale, evitare i ritrattoni statici, che vanno bene per l'appassionato di avifauna, ma in generale annoiano in fretta, .
3) evitare condizioni di luce dura, ossia sole pieno e alto, creatore di contrasto forte e di ombre nette, insomma, che rendono assai meno belli i soggetti rispetto a condizioni di luce "morbida" (sole velato o basso).
4) Valutare se ambientare molto il soggetto, anche se ciò può voler dire rappresentarlo piccolo. Come diceva Kandinskji in pittura, un piccolo punto forte contrapposto ad una grossa massa tenue, attira subito.


Immagine inserita

Ballerina bianca nel canneto.


5) Se invece si cerca il soggetto grande, cercare insieme il gioco grafico e/oppure l'azione. Mi ricordo di un discorso di un fotogiornalista che spiegava che nei ritratti ai politici e così via, si colgono espressioni e/o si includono le mani per dare vita all'immagine ed evitare la foto da carta d'identità o da cimitero.


Immagine inserita

Picchio muratore che si scrolla la neve.



Immagine inserita

Lite fra cigni reali.

Questa è naturalmente la mia idea, personale e discutibile, poi le cose non sono solo bianche o nere, ma esistono sfumature e intermedi, e infine non è assolutamente detto che io stesso riesca a mettere in pratica quanto ho scritto, e nemmeno che sappia fare buone foto ma, come dicevano gli antichi maestri delle mie amate arti marziali: "vivi fino a tarda età, continua ad imparare fino a tarda età"...
Io ci provo e provarci mi da' soddisfazione.
Ciao,
Silvio




silvio.. io lo vedo...
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Bene!!
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Sono d'accordo con il pensiero di Silvio.
Poi come in ogni cosa si va per gradi, nel senso che io per esempio passo dal cercare di fotografare un animale mai visto o fotografato a cercare di fare delle foto significative, dinamiche, in movimento in contesti particolari, con le prede in bocca.
E qui spesso sta' la differenza fra il fotografo occasionale e chi passa le giornate appostato, ed ha pure il manico per cogliere il momento giusto.

Quanto al "fotografi di paperelle"...
E' uno dei tanti epiteti dispregiativi che alle mie orecchie sanno molto di ignoranza.
Perche' potremo parlare di fotografi di cartoline, fotografi di pere (in tutti i sensi), fotografi di scatole con le ruote etc...
Qualunque soggetto puo' essere ripreso bene, male, risultare interessante o stomachevole.

Francesco
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Sono pienamente d'accordo. Credo che la fotografia naturalistica debba andare un po' al di là della "foto segnaletica", ma, come dice spesso Bruno De Faveri, debba raccontare una storia. Questa può essere un comportamento, ma anche un ambiente in cui l'animale è inserito. Come già detto in altra sede, penso che le "foto segnaletiche" possano essere un'utile tappa di avvicinamento, consentendo di impratichirsi con tecniche e soggetti. Certo, i vari forum sono saturi di cince & c. in questa stagione, di aironi o simili nei mesi un po' più caldi. Molto spesso questi dicono poco (anche se vorrei essere capace di ritrarli come a volte mi capita di vedere da parte di qualcuno davvero bravo).
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Concordo con quanto detto, seppure apprezzo anche moltissimo foto come la prima del Verdone. Avessi l'attrezzatura adatta per farle, non disdegnerei neppure le foto in primo piano senza troppa ambientazione; magari le farei vedere ad amici birdwatcher piuttosto che al fotoclub che frequento ;)
La bellezza di certe livree e dettagli credo bastino a se stessi, un pò come esistono i ritratti stretti di persone, in cui il racconto è fatto di tratti somatici e sguardi.
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Comunque, spero che la nuova area di Nikonland Fotografi (http://foto.nikonlan...16-foto-natura/) tutta dedicata alla fotografia naturalistica a 360° possa catturare l'attenzione di utenti e non ;)
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Caro Silvio,

bellissimo articolo supportato da foto meravigliose.

Io ero il classico bambino che sapeva a memoria e riconosceva ogni tipo di animale, passavo i pomeriggi a memorizzare le specie e a indovinare quale tipo di essere vivente fosse immortalato da una fotografia.
Poi con gli anni mi sono decisamente perso dedicandomi a tutt'altro però mi è rimasto l'amore per la natura, il piacere di potermi godere i paesaggi e il rispetto per la fauna e la flora.
Forse anche per questo di tanto in tanto smosso dallo stupore di vedere anche semplici paperelle in uno stagno, oltre che a osservarle, mi viene voglia di fare due foto.
Una fotografia può piacere o meno, una foto brutta quasi sempre brutta rimane, tuttavia essere fotonaturalisti implica qualcos'altro che un hard-disk pieno di foto riuscite bene o che fortuitamente colgono in attimi molto particolari i soggetti.

Vuol dire amore, impegno e conoscenza, che sono qualcos'altro.
Tanto per fare un esempio, forse una foto artificiale di un oggetto o uno scorcio cittadino (per certi versi anche un ritratto di una persona) riescono comunque a far prevalere in me l'apprezzamento per l'originalità piuttosto che il ribrezzo per la "falsificazione" della realtà.
Tuttavia, una foto di un animale forzatamente costruita o che porta il soggetto al di fuori del proprio contesto (dove il contesto non è ovviamente solo l'ambiente circostante ma anche le luci che gli vengono applicate o anche solo il disturbo della quiete o alterazione del comportamento dell'animale) non mi piace per nulla.
Posto che preso dalla smania di portare qualcosa a casa anch'io come certi personaggi che si credono fotonaturalisti (voglio il copyright per la espressione "bracconieri") ho "forzato un pò il dito" qualche volta, se non altro la cattiva coscienza mi è servita per capire il concetto.

Tu sei molto bravo nel genere in oggetto e lo si vede dalle foto che hai postato.
Non credo che abbia a che fare con l'attrezzatura usata o col caso fortuito, tu ami la natura non solo a parole.

E' questa la cosa strettamente necessaria per diventare un fotonaturalista, tutto il resto è arte, fatica e tempo a disposizione.

Con riconoscenza per le belle esperienze che ci comunichi sempre,
Andrea
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