Fotografare fra la gente mi piace, parecchio. Bighellonare per strada cercando di catturare scene curiose mi affascina, mi diverte, è un pò una sfida con me stesso e le dinamiche che mi stanno intorno.
Ma c'è un tipo di street photography che proprio non tollero. Prima di tutto perchè è irrispettosa dei soggetti che ritrae.
Scattare col flash, senza quasi guardare nel mirino, quasi aggredendo la gente che è per strada, lo trovo inaccettabile.
Se è il metodo per tirar fuori immagini ad effetto, con inquadrature dinamiche e spettacolari, non è il tipo di foto che fa per me.
Mi riferisco a questo tipo di approccio:
Ho scovato un filmato di una fotoamatrice newyorkese che, invece, rispecchia più da vicino il mio modo di avvicinarmi alla gente. Quando si tratta, ad esempio, di visitare piccoli borghi ed ambienti di paese, conversare con le persone è piacevolissimo, chiedergli il permesso di far foto e informarsi della loro vita e attività diventa un tutt'uno con lo scatto. Si entra in contatto diretto con la gente. Ok, diventa anche un altro tipo di fotografia, non prettamente da istante decisivo bressoniano, ma non è neppure un saltare addosso alla gente facendola spesso trasalire o, peggio ancora, infastidendola:
L'approccio ideale, per me, resta comunque quello dell'autore delle seguenti parole: "Io non aggredisco il soggetto. E' la mia mente che corre sempre: guardo lo sfondo, il soggetto, la luce e aspetto che la situazione si evolva".
Ma c'è un tipo di street photography che proprio non tollero. Prima di tutto perchè è irrispettosa dei soggetti che ritrae.
Scattare col flash, senza quasi guardare nel mirino, quasi aggredendo la gente che è per strada, lo trovo inaccettabile.
Se è il metodo per tirar fuori immagini ad effetto, con inquadrature dinamiche e spettacolari, non è il tipo di foto che fa per me.
Mi riferisco a questo tipo di approccio:
Ho scovato un filmato di una fotoamatrice newyorkese che, invece, rispecchia più da vicino il mio modo di avvicinarmi alla gente. Quando si tratta, ad esempio, di visitare piccoli borghi ed ambienti di paese, conversare con le persone è piacevolissimo, chiedergli il permesso di far foto e informarsi della loro vita e attività diventa un tutt'uno con lo scatto. Si entra in contatto diretto con la gente. Ok, diventa anche un altro tipo di fotografia, non prettamente da istante decisivo bressoniano, ma non è neppure un saltare addosso alla gente facendola spesso trasalire o, peggio ancora, infastidendola:
L'approccio ideale, per me, resta comunque quello dell'autore delle seguenti parole: "Io non aggredisco il soggetto. E' la mia mente che corre sempre: guardo lo sfondo, il soggetto, la luce e aspetto che la situazione si evolva".
David Alan Harvey












La mia posizione su quella che voi chiamate "street" è nota, comunque. La ritengo fotografia "violenta" anche quando è fatta con garbo e discrezione.
A me non piace essere fotografato, non voglio che la mia immagine finisca in un qualche archivio, fosse anche a fini puramente personali. Per la stessa ragione non fotografo gente che non conosco salvo in rarissime circostanze, cercando che non si veda il volto della persona e che la situazione non possa far risalire alle sue generalità.